L’influenza A H1N1 minaccia anche gli animali

I proprietari di animali domestici potrebbero trasmettere il virus influenzale pandemico ai loro animali di compagnia. I più a rischio sono gatti e furetti, ma non tutti gli animali sono sensibili al virus H1N1, secondo uno studio dell’università americana del Kansas, pubblicato sul sito dell’ateneo. "Un limitato numero di casi di animali di compagnia colpiti da influenza A - spiega Dick Hesse, virologo del laboratorio veterinario dell’università del Kansas State - è stato confermato negli Stati Uniti".

Tutti si sono ammalati dopo essere stati in contatto con i proprietari influenzati. La trasmissione dell’infezione sarebbe rara e riguarderebbe, secondo i dati a d i s p o s i z i o n e , s o l o animali particolarmente sensibili. Al contrario non c’è nessuna prova che il virus possa passare dall’animale all’uomo. Intanto negli Usa i laboratori veterinari nazionali stanno mettendo a punto un test ad hoc per individuare il virus negli animali domestici attraverso il tampone nasale, un esame inizialmente progettato per i maiali. Secondo gli autori dello studio, infine, i proprietari di animali che si ammalano di nuova influenza devono avvertire anche il veterinario se notano sintomi di malattia nel loro amico a quattro zampe.

Quali prodotti sono efficaci contro il virus dell'influenza A H1N1?

Quali prodotti sono efficaci contro il virus dell'influenza A H1N1?

Vi sono centinaia di prodotti, oggi in commercio, che sono in grado di distruggere il virus dell'influenza A H1N1 così come qualsiasi altro virus influenzale.

Il calore dai 75° in su è un primo rimedio. Sono, inoltre, molto efficaci i cosiddetti germicidi, incluso cloro, perossido di idrogeno (meglio conosciuto come acqua ossigenata), detergenti di qualsiasi tipo sotto forma di saponi, antisettici a base di iodio. Anche le salviettine o i gel contenenti alcol, che possono essere utilizzati in assenza di acqua, sono molto efficaci purché ci si strofini le mani finché questi non risultino completamente asciutti.
Come si trasmette il virus dell'influenza A H1N1? Nello stesso modo in cui si trasmettono i virus delle influenze stagionali: principalmente da persona a persona tramite tosse o starnuti di soggetti già infetti. In alcuni casi, è possibile contrarre il virus A H1N1, toccando un oggetto sul quale si sia depositato il virus e, in seguito, portandosi le mani vicino il naso, la bocca o gli occhi.

Anche parlare a distanza ravvicinata può essere una via di trasmissione, così come un bacio o il bere dal medesimo bicchiere o dalla stessa bottiglia utilizzata da una persona infetta. Inoltre, è bene sapere che ci si può benissimo infettare a 15/20 centimetri attraverso il respiro, a un metro se chi è infetto starnutisce e, a circa 3 metri, in seguito ad un colpo di tosse. Questo avviene poiché le goccioline contenenti il virus viaggiano ad una velocità di ben 150 Km/h.

Un'altra via di infezione, come dicevamo, sono gli oggetti appena toccati da persone infette o su cui si è depositato l'aerosol virale (il cosiddetto Flugge). Il virus penetra nell'organismo dalle mucose, non dalla pelle. Quindi è necessario lavarsi bene le mani prima di toccarsi gli occhi, il naso o la bocca.

Se non adeguatamente disinfettati, gli oggetti possono ospitare il virus dell'influenza per diverse ore. Uno studio ha dimostrato che i virus influenzali possono sopravvivere fino a 48 ore su superfici dure, non porose, come l'acciaio inox o le maniglie delle porte e fino a 12 ore su abiti e tessuti o su oggetti quali libri o carta moneta. Il virus riesce a sopravvivere solo per pochi minuti sulle mani. La resistenza al calore è abbastanza elevata ma dai 75° ai 100° non c'è scampo per alcun virus influenzale.
L'influenza A H1N1 c'è già stata, non è un virus nuovo! Nel 1976, infatti, tra le reclute militari americane di stanza a Fort Dix, nel New Jersey, c'era già stata un'epidemia che durò per circa un mese e sparì misteriosamente com'era arrivata. Vennero infettate dal virus 240 persone e una di queste morì. L'influenza di Fort Dix era del ceppo H1N1, lo stesso che aveva causato la disastrosa pandemia del 1918/1919 che provocò decine di milioni di morti in tutto il mondo.

La paura che una nuova pandemia H1N1 potesse ritornare nell'inverno del 1976 portò alla realizzazione di un programma di crisi volto alla creazione di un vaccino da inoculare a tutta la popolazione statunitense. Il vaccino, tuttavia, venne ampiamente criticato perché tacciato d'esser causa di un tasso eccessivo di reazioni avverse. Oltretutto, dopo aver vaccinato la bellezza di 40 milioni di persone, ci si rese conto che non ci fu alcuna pandemia.

Sebbene si tratti di un virus del tipo A H1N1, il nuovo virus è diverso da quelli del 1918 e del 1976 e, ovviamente da quelli stagionali dello stesso tipo che hanno circolato per anni.

Infatti, una persona che è stata già vaccinata contro il virus 33 anni fa non è più protetta o, per meglio dire, il suo sistema immunitario potrebbe essere in grado di riconoscere in maniera più repentina il nemico ma non è stato ancora provato in maniera inconfutabile che un vaccino somministrato dopo un lasso di tempo così esteso possa essere ancora attivo ed efficace trattandosi si dello stesso ceppo ma di un virus del tutto nuovo.

Sull'opportunità di vaccinarsi o meno le voci sono quantomai discordanti. Di seguito vi proponiamo un video di David Icke, saggista britannico, in inglese ma con i sottotitoli in italiano. Questo video esprime un opinione contraria all'inoculazione del vaccino:

Che differenza c'è tra l'influenza stagionale e la suina?

Che differenza c'è tra l'influenza stagionale e la suina?

L'influenza stagionale:

  • E' un'infezione virale alle vie respiratorie;
  • Si autolimita, ma può essere seria o addirittura fatale per gli anziani o i giovanissimi;
  • Causa tra 250 e 500.000 morti l'anno (stime dell'OMS);
  • Ritorna ogni anno stagionalmente. Nelle zone temperate, come nel nostro caso, in inverno;
  • Sono disponibili in commercio vaccini ampiamente collaudati e di routine.
L'influenza pandemica come nel caso dell'A H1N1:

  • E' l'esplosione, a livello globale, di un nuovo tipo di virus influenzale;
  • Causa contagio crescente e vittime a livello mondiale;
  • E' un evento raro: nei due secoli passati è avvenuta ogni 11 - 42 anni e può causare milioni di morti;
  • Negli ultimi 100 anni ci sono state 3 pandemie influenzali: nel 1918 la Spagnola, nel 1957 l'Asiatica e nel 1968 la Hong Kong;
  • I vaccini possono essere sviluppati solo una volta che si conosce il tipo di virus.
Una pandemia è un fenomeno per cui una patologia investe, più o meno contemporaneamente, ampie aree geografiche dell'intero pianeta. Si può, pertanto, immaginare la pandemia come una particolare forma di epidemia che, nel volgere di poco tempo, conseguente al grado di contagiosità del microrganismo causale, travalica i confini di una nazione, espandendosi nei diversi continenti.

Al di là degli esempi storici (peste, tifo, eccetera), oggi l'esempio più evidente di pandemia è rappresentato dall'influenza, la quale, con periodicità circa annuale, si presenta in molte parti di più continenti quasi contemporaneamente.

Una pandemia, come nel caso dell'influenza suina A H1N1, si verifica, dunque, quando compare un nuovo virus che si diffonde rapidamente perché le persone non hanno ancora le difese immunitarie adatte per combatterlo.

L'influenza suina A H1N1 differisce da una normale influenza stagionale perché è causata da sottotipi virali nuovi o che non circolano nella popolazione da molto tempo. E' bene dire che, a onor del vero, la comparsa di un nuovo ceppo virale non è di per sé sufficiente a causare una pandemia; occorre anche che il nuovo virus sia capace di trasmettersi da uomo a uomo in modo efficace.

Pandemia: i livelli di allerta dell'OMS

In caso di pandemia ecco quali sono i livelli di allerta dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). L'influenza suina A H1N1 è ritenuta un'influenza pandemica ed è, pertanto, soggetta a questo schema.
  1. Nuovo virus individuato negli animali, senza pericolo per gli umani;
  2. Nuovo virus individuato negli animali, potenzialmente pericoloso per l'uomo;
  3. Alcune persone infettate, ma senza trasmissione da uomo a uomo;
  4. Aumento potenziale del rischio: si verificano infezioni localizzate fra esseri umani;
  5. Rischio elevato di pandemia: focolari infettivi in più di due Paesi;
  6. Inizio della pandemia: aumento delle infezioni tra esseri umani in molte regioni.
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